Aspettando in giardino è un progetto che coinvolge i giovani adulti che frequentano il Centro Semiresidenziale e i bimbi con le loro famiglie che attendono di poter effettuare il trattamento riabilitativo ambulatoriale presso il Centro Boggiano Pico. Non ha solo  come obiettivo la riqualificazione dello  spazio verde antistante il Centro, ma diventa significativo per ciò che rappresenta e insegna.

Il progetto “Aspettando in giardino” sviluppato all’interno del Boggiano Pico, polo specializzato nel trattamento dei disturbi del neurosviluppo del Piccolo Cottolengo Genovese di Don Orione,  nasce con l’intento di dare maggiore attenzione alle esigenze e bisogni delle famiglie, dei bambini e di chi frequenta il Centro che non vuole essere solamente un servizio di cura ma anche e soprattutto luogo del prendersi cura.

Queste caratteristiche senza dubbio vogliono rispecchiare i valori di rispetto e attenzione nei confronti dei frequentatori, secondo il principio per cui se siamo accolti ci sentiamo considerati e apprezzati.

Si è voluto dare un valore aggiunto a questi spazi proprio per valorizzare i bisogni di chi questi spazi li frequenta, valore aggiunto sia da un punto di vista estetico che di fruizione di servizio. Si è creato, all’interno della zona verde, uno spazio in cui ci si possa incontrare, giocare o comunque offrire durante l’attesa la possibilità di evadere, di porre una distanza fisica e talvolta anche emotiva fra coloro che sono coinvolti e spesso travolti da situazioni complesse.

Il nostro Progetto vuole offrire una risposta a tutte quelle famiglie che durante l’attesa ricercano un momento di pausa/relax e dove i bambini possano giocare per evitare di creare anche situazioni caotiche, prima e dopo il trattamento ambulatoriale, a tal proposito sono stati posizionati dei giochi. Ancor di più nell’ultimo anno, a causa dell’emergenza da Covid-19 questa nostra proposta si è rivelata particolarmente importante e necessaria per garantire il rispetto delle misure di sicurezza.

A tal proposito è stato coinvolto un gruppo di giovani adulti del centro semiresidenziale nell’“adozione” dello spazio verde. Questo gruppo di lavoro ha avuto la possibilità di acquisire le competenze necessarie all’interno di un altro progetto “Vivi il Territorio” dove, attraverso la manutenzione del verde del Parco storico di Villa Imperiale in San Fruttuoso, hanno potuto interiorizzare procedure specifiche.

Con questa attività si è tentato di promuovere l’acquisizione di un ruolo sociale di cittadino attivo e oggi questi stessi ragazzi sono diventati un esempio di buon volontariato che si preoccuperanno della manutenzione del verde e della cura della zona antistante il Centro Boggiano Pico.

Da subito con loro si è lavorato per predisporre l’aiuola ad accogliere le essenze floreali acquistate grazie alle donazioni delle nostre famiglie, queste stesse piante loro le hanno scelte presso i rivenditori, sempre loro hanno pensato alla messa in posa delle piante e si sono preoccupati e si preoccupano di un’adeguata annaffiatura con il sostegno degli educatori.

Ad un primo sguardo, talvolta superficiale, può apparire un modo per sostituire attività educative sul territorio che non è stato possibile mantenere a causa dell’emergenza, in realtà diviene la possibilità, così come Don Orione ci insegna, di “sentire il Centro come casa”: infatti la casa la si cura, pulisce, abbellisce ed è il luogo dove convivi e condividi emozioni ed esperienze, un luogo da curare e proteggere.

A chi capita di passare dal Boggiano, può imbattersi in una sorta di narrazione della nostra vita quotidiana, può scoprire le differenti passioni, attitudini e peculiarità di chi questo luogo lo abita per parte della giornata.

Si può vedere M. che tra una battuta e l’altra pota le ortensie ma se non presti particolare attenzione si rischia che rimanga solo la radice; e poi S. che ad un primo sguardo sembra “maciste” ma con grande tenerezza innaffia le margherite. E come non citare il longilineo A. impaziente di mettersi all’opera che, se non fosse per I. che con la sua direttività lo contiene, raccoglierebbe le “cartacce” non solo nei dintorni del Boggiano Pico ma del Paverano intero. Infine M. che con le sue casse acustiche portatili mette buona musica per allietare il lavoro.

Certi che lo spazio non si avvicinerà alle composizioni floreali in stile “Euroflora”, ma diventa significativo per ciò che rappresenta e insegna. Per prima cosa, la collaborazione e il lavoro di squadra ciascuno con i propri limiti e pregi. In secondo luogo, come le piante per la crescita hanno bisogno di cura, attenzioni specifiche e costanza, così ci si spinge verso quella tensione che porta a sviluppare potenzialità nascoste tramite adeguati sostegni. Infine incontriamo la meraviglia negli occhi di chi guarda e chi è guardato: quella piccola porzione di terra, anonima di per sé, diviene intrisa di significati ed emozioni dove i giovani adulti del Centro semiresidenziale Boggiano Pico divengono i volontari attivi.

Barbara Ballabene – Coordinatrice del Centro Semiresidenziale Boggiano Pico
Daniele Manis – Operatore Socio Sanitario del Centro Semiresidenziale Boggiano Pico

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