Centro riabilitativo
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ANTONIO BOGGIANO PICO
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Antonio Boggiano Pico nacque a Savona nel 1873 (un anno dopo Don Orione) e morì a Genova all'età di 92 anni nella sua residenza di Corso Magenta 4, dove ancor oggi una lapide lo ricorda così: “…Maestro in Sociologia e Diritto, vice presidente del Consiglio d’Europa, illustrò il foro, la scuola, il Parlamento con fulgido ingegno. Presidente dell’Unione Popolare dei Cattolici d’Italia, molto lottò e sofferse per l’affermazione dei principi sociali e cristiani. Fu guida  sicura e confortatrice per quanti ricorsero in lui.”
Ed è proprio nel 40° anniversario della sua scomparsa che il Piccolo Cottolengo ha pensato di onorarne la memoria intitolando a lui, grande amico del Fondatore e dopo di lui dell'Opera, il nuovo Centro di Riabilitazione.
Nato da Nicolò, uomo di molti viaggi e molti mari, e da Virginia Corsi a sua volta proveniente da un famiglia di notevole prestigio nella società sabauda, contava tra gli antenati il nome illustre del filosofo ed umanista Pico della Mirandola.
Per questo particolare, il nostro Antonio, con tanto di decreto luogotenenziale, ottenne di aggiungere al cognome Boggiano quello di Pico. Amabile civetteria o rigore storico?
Compie i suoi studi giuridici all'Università della Sapienza di Roma e diviene amico e compagno di studi di Eugenio Pacelli, il futuro Pio XII.
A 27 anni, nell'autunno del 1900, inizia la carriera di docente presso la Pontificia Facoltà Giuridica per le Cattedre di Diritto Amministrativo, Diritto Commerciale ed Economia Politica, e su quella Cattedra siederà poi con grande prestigio per nove anni.

All'attività di docente si affianca, a partire dai 32 anni, quella politica: si presenta e vince nel collegio di Voltri, ove capeggia la lista dei cattolici, uscendone membro del Consiglio Provinciale di Genova ed Assessore alla Pubblica Istruzione.
Il suo interesse verterà da subito in modo particolare verso il mondo del lavoro e dei lavoratori, e molte sono le iniziative innovative per il tempo. E' merito del novello Assessore se Genova, unica città dell'epoca, può vantare una "Scuola Casalinga Comunale" per l'insegnamento dell'Economia Domestica, una Scuola Professionale per elettrotecnici ed un'altra altrettanto pubblica per "guidatori di automobili".

Nel novembre 1919 è eletto Deputato nelle liste del Partito Popolare; nel 1921, dimessosi il governo Giolitti, si vota e l'On. Boggiano Pico viene rieletto Deputato e pone tra le sue priorità l'interesse per Genova marinara e per gli uomini di mare.

Avvicinato personalmente da Mussolini, che lo vorrebbe nel suo Partito Nazionale Fascista, declina l'invito scrivendo:
"Noi restiamo sulla stessa linea di condotta, con l'identico programma che bandimmo agli uomini liberi e forti cinque anni or sono, al nostro sorgere".
Le aggressioni e le intimidazioni da parte dei fascisti non risparmiano neppure la moglie di Boggiano Pico che telegrafa al Duce:

"... oggi vigliaccamente aggredita mia moglie da duecento fascisti armati Sestri stop. Pregola disporre insostenibile stato di cose. Ossequi. Boggiano Pico."

Tra i 40 Deputati che tornano a Montecitorio dopo le turbolente elezioni del '24, c'è ancora lui: il rappresentante di Genova On. Boggiano Pico.

Mussolini lo stima e lo vorrebbe nel suo Governo per affidargli il Ministero della Marina Mercantile, ma il Deputato Popolare risponde ancora: "...le idee della mia vita non posso lasciarle per istrada."

Con i Deputati cattolici si ritira sull'Avventino, e mette termine, con due vigorosi interventi, alla sua attività di Parlamentare.

Rimarrà avvocato, in via S.Lorenzo, sino al 1948 quando, al termine delle vicende belliche il Collegio di Chiavari lo invierà in Senato per tre legislature. Senatore a 75 anni, eletto Presidente dell'Interno e della Commissione Affari Esteri, vive una seconda giovinezza. Ogni volta che il Senato tiene seduta, Boggiano Pico vi arriva con il tram n.87 da via Etruria, dove ha sede l'Opera Don Orione. Vi si reca dopo aver partecipato alla S.Messa quotidiana. Il 1948 segna anche la fine del suo insegnamento universitario (mezzo secolo tra le cattedre di Genova, Milano e Roma), mentre l'esperienza e la cultura vastissima, unita alla sua onestà, fanno sì che gli si affidino incarichi di grande prestigio a livello europeo.
De Gasperi lo vuole rappresentante dell'Italia al Consiglio d'Europa e vuole che sia lui a presiederne la prima seduta in nome dell'Italia.
Nominato poi Vice Presidente dell'Assemblea Consultiva, è lui a dare inizio ai lavori della Terza Sessione Ordinaria, ed in seguito a presiedere a Strasburgo, per la quinta volta, il Congresso d'Europa.
Alla rispettabile età di 83 anni vola a Mogadiscio a rappresentare il nostro governo all'Assemblea Legislativa della Somalia, la nostra ex colonia affidataci dall'ONU in amministrazione fiduciaria.
Ma con tutto questo...Don Orione cosa c'entra?
C'entra eccome, visti i rapporti intensissimi di stima, affetto e devozione che legarono il grande uomo politico con lo "strano prete" di Pontecurone.
Antonio Boggiano Pico fu da sempre vicino a Don Orione, con il quale intratteneva fraterni rapporti che andavano ben al di là di quella che poteva essere considerata una semplice, seppur meritoria, attività di consulenza e collaborazione.
I suoi interventi a favore della Piccola Opera della Divina Providenza furono tanti e di tale importanza da farlo poi definire come il “il terzo fondatore”, dopo Don Orione e Don Sterpi, il suo successore.
A volte Don Orione parla della sua opera definendola "un pasticcio".
Pasticci combinati da lui, pasticci combinati dai suoi collaboratori... Ma chi con affettuosa solerzia provvedeva a toglierlo dai pasticci, dalle grane, dalle trappole di ogni genere? Spesso, molto spesso lo stesso Boggiano Pico, che la Divina Provvidenza gli mise al fianco.

Si dovrebbero interrogare i muri dello studio dell’onorevole in via San Lorenzo per sapere le volte in cui Don Orione salì le scale per confidargli i suoi crucci, per avere lumi per la sua opera. Boggiano Pico non si tirò mai indietro e Don Orione gli fu gratissimo per tutta la vita.

Il Card. Minoretti di Genova non ebbe buona impressione agli inizi dell'Opera di don Orione: e perché i chierici lavoravano da manovali muratori inzaccherati di calce e perché don Orione, a quanto gli avevano riferito, si fosse fatto cacciatore di lasciti... per l'opera sua. Il colmo fu quando per salvare un santo prete genovese, don Minetti, che stava fallendo per i debiti, fecero presente al Cardinale che anche don Orione se la passava male economicamente.
Bisognava dare un segnale forte: sospendere don Orione "a divinis", cioè dall'esercizio di tutte le facoltà sacerdotali dandogli un altolà.
Don Orione è in America e l'Arcivescovo manda a chiamare l'avvocato Boggiano Pico, al quale dice in fretta con malcelata stizza... i capi d'accusa. L'Avvocato, sempre con molto rispetto, fissa in volto Sua Eminenza e si limita a dire: "Eminenza, senza dubbio Lei ha un motivo canonico per prendere un provvedimento così grave. Si ricordi, peraltro, Sua Eminenza il giudizio che la storia ha dato all'Arcivescovo di Torino, che ha sospeso "a divinis" don Bosco". Ed il provvedimento rientra...
Anni dopo a qualcuno il titolo di "Piccolo Cottolengo" apparve come una specie di uso illegale ed improprio rispetto al Cottolengo di Torino.
E tanto fece e tanto brigò che la Congregazione dei Religiosi competente emise un Decreto che intimava il cambiamento del nome. Direttore Generale allora era don Pensa il quale - tra l'altro in visita alle case d'America - disse il suo "Obbedisco"', in ossequio alle decisioni di Santa Madre Chiesa, nonostante la rinuncia ad un nome già entrato nel cuore dei genovesi fosse assai dolorosa.
Ma l'Avvocato Boggiano Pico, col consenso di don Sterpi, prende in mano la cosa e se la studia. Consulta Padre Larraona, suo collega di insegnamento presso il Pontificio Ateneo Lateranense, si studia il testo del decreto fatto preparare e firmato dal card. Lavitrano.
Il Papa ammette gli ospiti alla Sua presenza e lascia che l'Avvocato, suo antico condiscepolo, esponga e concluda in questo modo: "Permetta, Santo Padre, che - stando così le cose - Le dica che il Decreto della S. Congregazione è ingiusto". "Ma come - risponde con una certa sorpresa il Papa - c'è già un Decreto?". "Eh sì, Santo Padre: eccolo". Se lo fa consegnare ed assicura: "Lo vedrò io". Poco tempo dopo Mons. Montini "sostituto", comunica da parte del Papa che il nome "Piccolo Cottolengo di don Orione" può essere tranquillamente usato. E lo è anche oggi.
Ad un certo punto della sua carriera a Boggiano Pico venne proposto l'incarico di ambasciatore a Bruxelles, ma rifiutò perché aveva l’impressione che l’Opera di Don Orione avesse ancora bisogno di lui...


Più di queste righe maldestre, la lettera della figlia Guglielmina sintetizza, nel ricordo della morte del padre, i rapporti fra i due. È del 15 ottobre 1965.

“Il Babbo è uscito di casa e, per la prima volta, per un viaggio da cui non tornerà mai più.
La ringrazio della sua ultima visita, e lei ben la ricorda, quando il Babbo le disse che si sentiva della famiglia di Don Orione.
Ieri in S. Lorenzo ho pensato ad un’altra data...proprio lì, in S. Lorenzo, dove il Babbo nella sua lunga carriera, aveva sostato in preghiera migliaia e migliaia di volte. Lì vicino infatti era il suo studio dove Don Orione veniva a trovarlo, e mentre i due amici si comunicavano le ansie da una parte, i consigli dall’altra, veniva delineandosi e formandosi quell’Opera grandiosa che è oggi il Piccolo Cottolengo di Don Orione.
Un grazie a Don Orione...che ha gettato quel piccolo seme e ha trovato un cuore e una mente pronti a riceverlo. Un grazie a Dio per tutto il bene che l’Opera ha offerto occasione di fare al Babbo. E, per questo bene fatto, di lassù ne farà dell’altro”.

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materiale tratto da:

Don Aldo Viti in "Amici di Don Orione", Genova, ottobre 1995
Don Aldo Viti in "Amici di Don Orione", Genova, novembre 1995
Don Germano Corona in "Amici di Don Orione", Genova, gennaio 2002

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Da sinistra l’Ing. Davide Viziano, il Sindaco di Genova Giuseppe Pericu, il Senatore Giulio Andreotti, la dr.ssa Ilaria Cavo, il Presidente della Provincia di Genova Alessandro Repetto durante il convegno del 27 giugno 2006 in occasione del quarantesimo della scomparsa di Boggiano Pico.